“I have a dream”
di Maria Giovanna Ruggieri*
Nell’anno dedicato dall’Unione Europea alle Pari Opportunità, la celebrazione della giornata internazionale delle donne è un’occasione per riflettere sulle radici e sui valori cristiani a cui le stesse pari opportunità fanno riferimento per lo sviluppo integrale della persona umana.
Per noi che – con le nostre organizzazioni – siamo impegnate nella comunità cristiana e nella società è una possibilità in più per proporre la realizzazione degli obiettivi che ci siamo date all’assemblea di Washington 2006: formazione integrale, costruzione di una cultura di pace attraverso il dialogo ecumenico ed interreligioso e sradicamento della povertà attraverso la lotta contro la tratta delle donne.
Ci sentiamo particolarmente responsabilizzate da quanto il Santo Padre Benedetto XVI ha affermato nel messaggio per la Giornata Mondiale per la Pace di quest’anno: “Anche la non sufficiente considerazione per la condizione femminile introduce fattori di instabilità nell’assetto sociale. Penso allo sfruttamento di donne trattate come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; penso anche – in contesto diverso – alle visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all’arbitrio dell’uomo, con conseguenze lesive per la sua dignità di persona e per l’esercizio delle stesse libertà fondamentali. Non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano superate anche queste forme di discriminazione, che ledono la dignità personale, inscritta dal Creatore in ogni essere umano”.
Il pieno rispetto della dignità della donna, il suo riconoscimento e la sua valorizzazione è davvero solamente un sogno? Cominciamo a rispondere con scelte concrete nelle nostre associazioni in Europa, perché tante donne, attraverso l’Umofc, possano dire “I have a dream, io sogno, yo tengo un sueño, j’ai fait un rêve…” che:
i diritti delle donne nel privato come nel pubblico non siano semplicemente dichiarati;
la famiglia sia un luogo di reale corresponsabilità nei diritti e nei doveri;
l’educazione familiare sia la prima occasione per una crescita paritaria nel pieno rispetto dell’integrità anche fisica della persona;
la scuola aiuti a superare lo stereotipo dei ruoli e a considerare ogni differenza come risorsa da promuovere intervenendo anche sulle forme emergenti di devianza, di intolleranza e di bullismo;
il mondo del lavoro sia aperto ad un accesso senza discriminazioni di genere specialmente nelle responsabilità;
il mondo dei media offra un’immagine realistica e non riduttiva della figura della donna nella vita quotidiana e nella vita sociale;
il volto femminile della politica non sia marginale né semplicemente di contorno, superando nei fatti l’ambiguità delle “quote rosa”;
il continente europeo impari a respirare a due polmoni e a testimoniare accoglienza e solidarietà a partire dalle donne e dai bambini;
le giovani donne siano accompagnate a discernere, assumere , attualizzare il cammino che le donne hanno fatto nella società e nella chiesa del continente;
la Chiesa sappia riconoscere e valorizzare il “genio femminile” che anche oggi può aprire vie inedite di speranza nella reale condivisione e corresponsabilità dell’impegno per l’annuncio e la costruzione della comunità ecclesiale.
In questo ci siano maestre Caterina da Siena, Brigida di Svezia ed Edith Stein, patrone d’Europa.
*Vice presidente per Umofc Europa