Sempre più pulita (almeno speriamo…)
“Chi inquina va in galera. Basta una negligenza che provochi un sostanziale danno all’atmosfera, al suolo, all’uomo o agli animali, per rischiare sino a quattro anni di reclusione, che possono diventare dieci se l’azione è intenzionale e gli effetti gravissimi o mortali. Se poi a compierla è una società scattano multe salatissime, sino a 1,5 milioni di euro per i reati più gravi. Lo chiede la Commissione Ue che disegna il principio di «Crimine contro l’Ambiente» e propone di introdurre una legislazione d’acciaio per punire chi viola le regole.
(…)
Il testo della proposta di direttiva, scritto a molte mani dai servizi del commissario per l’Ambiente Stavros Dimas e del titolare per gli affari giudiziari Franco Frattini, sarà adottato formalmente domani. La scelta, secondo quanto recita la bozza ottenuta da «La Stampa», è suggerita dalla convinzione «che gli attuali sistemi sanzionatori si sono dimostrati insufficienti per il rispetto delle normative ambientali».
(…)
La direttiva è snella, undici articoli appena. Il numero tre disegna lo spettro dell’azione, indicando nove comportamenti etichettabile come eco-reati. A leggerli c’è il peggio del disprezzo per la Natura, si va dalle emissioni radioattive allo scarico di rifiuti tossici, passando per il traffico illecito di scorie pericolose, la produzione di materiali pericolosi e la «semplice» offesa all’habitat, consistente nell’uccisione di speci protette o nel cogliere una stella alpina, cosa che, peraltro, è già perseguita nella maggio parte dei Paesi europei.
Qui, però, la Commissione opera un giro di vite clamoroso. La stessa istigazione all’ecoreato deve essere considerata un crimine da punire severamente. Gli articoli 5, 6, e 7 spiegano come, applicando tre criteri di variabilità a seconda che si tratti di negligenza, di offesa grave, di danno intenzionale. Le persone fisiche sono minacciate con la reclusione, da uno a dieci anni secondo i casi. Le società possono vedersi comminare multe sino a 1,5 milioni di euro. Trasportare scorie nucleari o inquinanti può risultare, ad esempio, in una condanna da due a cinque anni. I manager delle aziende implicate possono essere sospesi sine data. E le loro imprese possono essere costrette a correggere gli effetti del loro comportamento, in parole semplici a pulire quello che hanno insozzato”.
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Il testo della proposta di direttiva, scritto a molte mani dai servizi del commissario per l’Ambiente Stavros Dimas e del titolare per gli affari giudiziari Franco Frattini, sarà adottato formalmente domani. La scelta, secondo quanto recita la bozza ottenuta da «La Stampa», è suggerita dalla convinzione «che gli attuali sistemi sanzionatori si sono dimostrati insufficienti per il rispetto delle normative ambientali».
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La direttiva è snella, undici articoli appena. Il numero tre disegna lo spettro dell’azione, indicando nove comportamenti etichettabile come eco-reati. A leggerli c’è il peggio del disprezzo per la Natura, si va dalle emissioni radioattive allo scarico di rifiuti tossici, passando per il traffico illecito di scorie pericolose, la produzione di materiali pericolosi e la «semplice» offesa all’habitat, consistente nell’uccisione di speci protette o nel cogliere una stella alpina, cosa che, peraltro, è già perseguita nella maggio parte dei Paesi europei.
Qui, però, la Commissione opera un giro di vite clamoroso. La stessa istigazione all’ecoreato deve essere considerata un crimine da punire severamente. Gli articoli 5, 6, e 7 spiegano come, applicando tre criteri di variabilità a seconda che si tratti di negligenza, di offesa grave, di danno intenzionale. Le persone fisiche sono minacciate con la reclusione, da uno a dieci anni secondo i casi. Le società possono vedersi comminare multe sino a 1,5 milioni di euro. Trasportare scorie nucleari o inquinanti può risultare, ad esempio, in una condanna da due a cinque anni. I manager delle aziende implicate possono essere sospesi sine data. E le loro imprese possono essere costrette a correggere gli effetti del loro comportamento, in parole semplici a pulire quello che hanno insozzato”.
(da “La Stampa”, 8/2/2007, p.20)
Come quando da bambini si gettava a terra l’incarto del gelato o della merendina e ci tiravano le orecchie. Chi rompe paga, chi sporca pulisce. Sono le buone maniere che insegnavano nonne e mamme: evidentemente qualcuno ha bisogno di qualche bel ripasso da parte di giudici e polizia…