Pagine di Vangelo nel campo minato del potere
di Giuseppe Masiero
In queste settimane di crescente turbolenza politica che agita il nostro Paese, ho richiamato più volte alla mia coscienza un’esortazione rivoltami dall’on. Benigno Zaccagnini durante un viaggio da Ravenna a Padova, città dove era stato invitato da alcune associazioni ecclesiali: “Continua a seguire umanamente e spiritualmente i giovani orientati all’impegno sociale e politico, perché nel campo minato del potere si possono ancora scrivere pagine nuove di Vangelo. Ricordati che dietro la figura di un grande politico cristiano, c’è spesso un prete”. In una lettera successiva in occasione del giovedì santo ribadì le stesse convinzioni.
In ogni agenda politica sono previsti molteplici impegni da affrontare in tempi rapidi, conflitti aspri da governare, mediazioni estenuanti da condurre, maggioranze esigue su cui contare. Il leader umile e tenace dei drammatici anni ’80, chiamato amichevolmente Zac, rimasto pediatra anche nell’agorà politico, con la sua arte convincente nel riuscire ad innamorare all’impegno civile molti giovani, trovò il segreto di questa dedizione in una spiritualità intensa ed amabile, così da raggiungere le vette delle beatitudini, come ricordava il card. Tonini alla sua eucaristia funebre.
Oggi appare assai difficile se non impraticabile orientarsi nella navigazione tortuosa della vita governativa o parlamentare, l’intelligenza ed il cuore difficilmente seguono la bussola della coscienza e la notte oscura di troppi interessi, nascondono la stella polare del bene comune. Molti ricorrono alla lingua esclusiva dei diritti, altri a quella dei doveri, pochi parlano e praticano la lingua della persona dell’etica, della cultura politica. A questo livello non c’è il monopolio di nessuno, ma dovrebbe essere il luogo principale per cercare e trovare soluzioni coerenti con la civiltà di un popolo anche dentro i binari della legge.
Come cristiani in questo tempo spiritualmente fecondo della quaresima vale l’esortazione di S. Paolo: “Comportatevi come cittadini degni del Vangelo”.
In politica, specialmente nel servizio all’interno delle istituzioni accanto a competenza, tirocinio associativo e amministrativo, bisogna ritrovare una leale capacità di rapportarsi con gli elettori in un sistema elettorale che veda il cittadino come arbitro. Fu questa l’intuizione centrale di Roberto Ruffilli giurista e cristiano fervente, purtroppo la mano assassina delle BR ha spento nel sangue questo coraggioso tentativo di riforma istituzionale.
Il riemergere preoccupante di tale minaccia deve renderci tutti responsabili nel cercare con il dialogo e la fiducia reciproca, più forte delle legittime differenze e degli schieramenti esistenti, soluzioni sagge e durature. In questi giorni è opportuno nelle comunità cristiane anticipare l’antica e solenne preghiera del venerdì santo: “Assisti o Padre con la tua sapienza coloro che ci governano, perché con il tuo aiuto promuovano in tutta la terra una pace duratura, il progresso sociale e la libertà religiosa”. A pregare per la “cara nazione italiana” ci aveva abituato anche Giovanni Paolo II e al termine di un anno, il 1994, dedicato ad una grande preghiera per l’Italia, a Loreto così si rivolgeva al Signore: “Preghiamo oggi, affinché ci siano concessi gli occhi penetranti delle fede per poter essere partecipi, coartefici e testimoni della trasformazione presente nel tessuto sociale e civile, come Pastore e pellegrini che visitano Loreto”. Dopo la preghiera è auspicabile nella comunità cristiana il sorgere di luoghi e momenti di sostegno umano e spirituale ad un cammino di fede nella complessità politica odierna, non dovrebbero mancare anche occasioni per un periodico discernimento evangelico comunitario di situazioni concrete.
Quando un politico o un uomo delle istituzioni incontra un prete, un vescovo, ma anche un semplice cristiano dovrebbe avvertire sempre un positivo beneficio interiore, un arricchimento spirituale, una rinnovata sollecitazione ad essere onesto e responsabile; è auspicabile che tutto questo prevalga sulle richieste di qualsiasi aiuto o vantaggio.
È davvero “l’esperienza di novità vissuta alla sequela di Cristo, comunicato nella concretezza delle difficoltà, lotte, problemi e sfide, rese più umane alla luce del Vangelo” (Centesimun Annus 59) a marcare la differenza. Una santità dunque intesa anche come pienezza di umanità e convivenza civile, che potrebbe regalarci come nel recente passato degli statisti di alto profilo che sanno guardare oltre il piccolo cabotaggio delle miopi convenienze elettorali.