Formarsi al bene comune
di Fabio Mazzocchio
In questa stagione della vita civile ed ecclesiale del paese sempre più forte percepiamo, alla luce delle sfide che sollecitano le nostre menti e i nostri cuori, l’esigenza di una nuova tensione al bene comune. Questa che è stata a partire dalla Rerum Novarum l’idea guida della riflessione che i cristiani hanno fatto sulle questioni pubbliche e la vita della comunità politica, sperimenta oggi un momento di appannamento. Forse noi stessi siamo spaventati dall’impegno che richiede, dalla fatica della mediazione culturale che esige, dall’investimento su processi medio-lunghi. L’esigenza martellante di risposte efficaci ed immediate alle grandi questioni della Polis rischiano di inchiodare tutti noi a navigare a vista o a indicare strade di cui spesso non sappiamo descrivere la bellezza e l’umanità. Oggi più che in altri momenti abbiamo bisogno di tornare a sperimentare il valore di questa grande idea e la sua forza orientante. Ma se coltiviamo l’auspicio che l’orizzonte del bene comune torni ad essere bussola per le scelte e esercizio concreto di vita politica bisogna necessariamente ripartire dalla dimensione educativa.
Tornare oggi a formare e a formarsi al bene comune non è, credo, solo un’esigenza alta per la comunità di fede ma lo è anche per le istituzioni della vita democratica. L’orizzonte del bene comune offre alla vita civile e politica non solo il riferimento alle regole condivise nel patto costituzionale ma ci aiuta a rivalutarne la tensione etica sottostante e lo spessore valoriale che le anima dal profondo. Lo spazio pubblico non può esser ridotto ad un’arena, ma invece dovrebbe riuscire ad essere il luogo in cui progetti politici, visioni del mondo e della vita, sensibilità culturali e religiose si confrontano con la meta non utopica ma praticabile del bene condiviso.
Tornare dunque senza retorica ad educare al Bene comune! E come non riproporre nei giorni in cui ricordiamo la sua figura le profetiche parole di Vittorio Bachelet espresse durante la Settimana Sociale dei cattolici del 1964 : «Educare al senso del bene comune vuol dire formare ad un retto e vigoroso ideale, aiutando l’uomo ad impadronirsene con l’intelligenza e ad adeguarvi la sua formazione spirituale, morale e tecnica. Vuol dire formare l’uomo a una lineare aderenza agli essenziali immutabili principi della convivenza umana e in pari tempo al senso storico, alla capacità cioè di cogliere il modo nel quale quei principi possono e debbono trovare applicazione fra gli uomini del suo tempo…Ma educazione al bene comune vuol dire specificamente educazione al senso di una partecipazione responsabile alla comunità politica».
Le parole attualissime di Vittorio sono un invito a coniugare anche nello spazio pubblico la fede e la vita, la verità e la storia ed a non rinunciare ad adoperarsi per un realtà umana e umanizzante.Anche alla luce di queste sollecitazioni e guardando al cammino ecclesiale verso la Settimana Sociale di Pisa-Pistoia del prossimo Ottobre, in questo fine settimana nel XXVII Convegno Bachelet avremo un momento privilegiato di riflessione su questi temi e sul ruolo che il sistema scolastico ha nella formazione al bene della comunità. La scuola infatti in quanto luogo privilegiato dell’istruzione e della crescita civile è lo spazio in cui si realizza la concreta cittadinanza, l’integrazione sociale e culturale ed è la via per la promozione civile della persona. Il sistema scolastico speriamo torni ad essere nella percezione di tutti uno spazio in cui si fa esperienza di bene comune, in cui si costruisce futuro e speranza formando la persona alla vita democratica e al rispetto dell’altro.
Tornare dunque senza retorica ad educare al Bene comune! E come non riproporre nei giorni in cui ricordiamo la sua figura le profetiche parole di Vittorio Bachelet espresse durante la Settimana Sociale dei cattolici del 1964 : «Educare al senso del bene comune vuol dire formare ad un retto e vigoroso ideale, aiutando l’uomo ad impadronirsene con l’intelligenza e ad adeguarvi la sua formazione spirituale, morale e tecnica. Vuol dire formare l’uomo a una lineare aderenza agli essenziali immutabili principi della convivenza umana e in pari tempo al senso storico, alla capacità cioè di cogliere il modo nel quale quei principi possono e debbono trovare applicazione fra gli uomini del suo tempo…Ma educazione al bene comune vuol dire specificamente educazione al senso di una partecipazione responsabile alla comunità politica».
Le parole attualissime di Vittorio sono un invito a coniugare anche nello spazio pubblico la fede e la vita, la verità e la storia ed a non rinunciare ad adoperarsi per un realtà umana e umanizzante.Anche alla luce di queste sollecitazioni e guardando al cammino ecclesiale verso la Settimana Sociale di Pisa-Pistoia del prossimo Ottobre, in questo fine settimana nel XXVII Convegno Bachelet avremo un momento privilegiato di riflessione su questi temi e sul ruolo che il sistema scolastico ha nella formazione al bene della comunità. La scuola infatti in quanto luogo privilegiato dell’istruzione e della crescita civile è lo spazio in cui si realizza la concreta cittadinanza, l’integrazione sociale e culturale ed è la via per la promozione civile della persona. Il sistema scolastico speriamo torni ad essere nella percezione di tutti uno spazio in cui si fa esperienza di bene comune, in cui si costruisce futuro e speranza formando la persona alla vita democratica e al rispetto dell’altro.