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Educare al bene comune

di Paola Bignardi

In un manuale di pedagogia questo tema sembrerebbe ovvio. Educare al bene comune appare in qualche modo come un sinonimo dell’educazione stessa; al massimo, su questo tema, si possono spendere pensieri relativi al come realizzare pratiche educative efficaci.

Ma se si colloca la riflessione nel contesto di oggi, ci si rende conto di come i termini dell’affermazione non abbiano nulla di ovvio. Non è ovvia la pratica di educare; sembra essersi dissolta l’idea di un bene comune, sembra essersi perso il senso di qualcosa di comune da costruire insieme non solo per me, ma per tutti.
Forse bisogna ripartire da qui: dalla consapevolezza di ciò che come donne e uomini, cittadini di questo paese e al tempo stesso cittadini del mondo, abbiamo in comune come tesoro da custodire, da difendere, da arricchire. Patrimonio in larga parte ricevuto, cui ciascuno reca il proprio piccolo contributo, non perché si scriva sulla lapide della storia il suo nome, ma perché, nella normale e semplice quotidianità, il mondo di tutti cammini un po’ meglio.

Abbiamo un grande bene in comune: è il nostro essere donne e uomini e l’idea della dignità e del valore della nostra vita; abbiamo un mondo affidato alle nostre mani e alla nostra responsabilità; abbiamo un patrimonio di valori di cui mostrare la fecondità nel dare risalto alla nostra umanità…

E mentre procedo a questo elenco di tesori racchiusi nel nostro patrimonio, vero bene di tutti, mi rendo conto che anche tutto questo non è scontato… Non solo perché fatichiamo a viverlo, ma soprattutto perché la loro pratica sembra essersi dissolta; come se custodire e accrescere questo tesoro fosse compito di qualcun altro, ma non nostro.

È tempo di rimboccarci le maniche; cioè di darci da fare tutti, a cominciare dalla scuola il cui primo compito è quello di educare le nuove generazioni non ad un astratto sapere, ma ad una sapienza che faccia sentire responsabili della propria comunità e del mondo in cui viviamo. Un modo per vivere da protagonisti e non da inquilini; da gente di casa, non turisti di passaggio nelle nostre città e nei nostri quartieri. Penso che tocchi oggi alla scuola avviare con decisione un processo che sia di educazione, e non solo di apprendimenti e competenze che, da soli, non fanno la persona.
La scuola, come capofila di un processo all’insegna dell’educazione, protagonista nel creare attorno alle nuove generazioni delle alleanze convinte e solide che le facciano crescere in umanità.

Ma educare è, oltre che appassionante, molto difficile. Per dedicarvisi, occorre credere al valore di ogni persona, scommettere sulla sua crescita; e anche sconfiggere il senso dell’ovvio, davanti a ciò che abbiamo ricevuto a basso prezzo e di cui rischiamo di non essere più in grado di apprezzare il valore e il senso.

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