Chiudere ogni connivenza
Fa differenza..
Sono passati vent’anni. Le società di calcio hanno accumulato debiti, ingannato gli sprovveduti che hanno comprato in Borsa le loro azioni. Però hanno ottenuto finanziamenti pubblici, condoni fiscali, proroghe rimandate a chissà quando e poi dimenticate. Gli ultras a parole sono criticati dai club, di fatto sono sovvenzionati, spesso sono arma di ricatto. Calciatori ben stipendiati e che”laif is nau”hanno abbassato la testa di fronte a due facinorosi che scendono in campo e impongono di sospendere la partita.
Il calcio ha dilagato, ha riempito ogni serata televisiva. Si è fatto trampolino di lancio per carriere politiche, speculazioni finanziarie, illeciti fiscali, divenendo un enorme collettore di pubblicità. Ha fagocitato gli altri sport, ha distrutto il gusto di vedere una “partita di calcio”: quelle che vediamo non si sa bene cosa siano, sovraccariche come sono di “altro”.
Le reti televisive, specialmente di un gruppo, non perdono occasione di offrirci il labiale di bestemmie di vario genere, con insulti in chiaro da parte di giocatori e tecnici – e francamente faremmo a meno non solo dello sputo in mondovisione e su maxischermo, ma anche di acquesante portate in panchina per bagnare il campo e di pagani segni di croce.
Quando è scoppiata “calciopoli” si è visto l’enorme potenza di questo apparato economico e politico. Ma la sorpresa non è stata la sollevazione dei padroni delle squadre, degli sponsor, delle televisioni. La sorpresa è stata l’acquiescenza di noi, dei “tifosi”, degli “spettatori”. Abbiamo pagato biglietti per lo stadio, sopportato il caldo o la pioggia, gioito per le vittorie e sofferto per le sconfitte. Abbiamo pagato il canone, ci siamo sorbiti la pubblicità, comprato il decoder (o magari più d’uno), dato l’obolo a Sky, accettato la maggiorazione di prezzo sul prodotto tale perché della marca che sponsorizza il campione brasiliano. Abbiamo fatto scorta di gadgets costosi, comprato ai figli la maglia “originale” del campione, litigato con il collega per dimostrare come il tale sia più bravo, ci siamo sorbiti trasferte faticose e file in autostrada.
Bene.
Scopriamo che è tutto finto, combinato, manipolato. Nonostante quanto abbiamo saputo non chiediamo indietro i soldi dei biglietti, non disdiciamo l’abbonamento a Sky, non mandiamo a quel paese la variopinta fauna di commentatori sportivi, vallette, “esperti”.
No.
Facciamo invece manifestazioni di piazza, blocchiamo i treni, spacchiamo le vetrine. Contro i giudici che hanno appena scostato il coperchio della pentola. E i politici? Si mobilitano per difendere la squadra, naturalmente. Politici di livello nazionale, sindaci di città grandi e piccoli, di uno schieramento e dell’altro. Luciano Moggi fa il commentatore televisivo, è stato chiamato da un improvvido preside di una scuola secondaria come “esperto” di etica sportiva, il doping arriva anche tra le squadrette di ragazzini e distinte signore e padri affettuosi incitano da bordo campo i pargoli ad abbattere l’avversario, a farlo fuori.Dal piccolo campetto allo stadio internazionale, assorbiamo intolleranza e prevaricazione a dosi extra large.
Modesta proposta: per un anno niente di questa roba che chiamano “calcio”. Nessuno allo stadio, nessun abbonamento alla pay tv, nessuno davanti al teleschermo. Le società saldino i loro debiti, evitino i giochini fiscali. I campioni si godano telefonini, acque minerali e uccellini. Ma senza di noi.
A noi che amiamo il calcio. Il gioco del calcio.
6 febbraio 2007 alle 09:18
Ho trovato una straordinaria dignità nelle parole e nei comportamenti dei familiari dell’agente ucciso. Mi chiedo anzi se questo PAese ne è degno. A volte sembra di no, come nelle sciagurate dichiarazioni di Matarrese e di Caruso. Matarrese ha detto che i morti allo stadio sono inevitabili, che lo spettacolo deve continuare…. Caruso ha protestato perchè i poliziotti manganellano nel mucchio… Il fatto che si tratti di personaggi con responsabilità pubbliche è ancora più grave, mi sembra che forse la loro responsabilità non è minore di quel disgraziato che ha ucciso l’agente. Matarrese è responsabile della Lega Calcio di A e B, è inaudito che sia ancora al suo posto. Caruso un parlamentare, che forse non ha letto nemmeno PAsolini quando difendeva i “celerini” contro i figli della borghesia agiata.
Stefano Lusetti
PS: Matarrese ha naturalmente detto di essere stato “frainteso”, e che nessuna persona di buon senso poteva pensare che avesse detto una cosa del genere. Dunque nessuno di noi è una persona di buon senso, tranne il dott. Matarrese. Fare violenza al linguaggio e alla logica è generare violenza anche fisica.
6 febbraio 2007 alle 15:34
Di questi tempi, una delle cose di cui più si sente la mancanza è il silenzio. Per l’incessante sottofondo “telefoninico”; per lo strabordare del chiacchiericcio televisivo; per l’ossessiva spettacolarizzazione di qualunque circostanza (persino di quel momento supremo dell’ineffabilità, la morte e la sua commemorazione).
Ancor più se ne sente la mancanza quando, capitando su una stazione radiofonica, si viene raggiunti dalla stentorea voce del presidente della Lega Calcio, Antonio Matarrese, mentre definisce “esaltati e irresponsabili” quanti chiedono di fermare il calcio per il tempo necessario a prendere provvedimenti seri e – una buona volta – drastici; mentre accosta le tragiche vicende di questi giorni (questi anni? questi decenni? chi può dire quando è cominciata?) all’esperienza della Fiat, che “non è che per rilanciarsi ha dovuto fermare le macchine”; mentre esprime il suo cordoglio per l’uccisione dell’agente catanese Filippo Raciti ricordando che “i morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell’ordine ancora non riescono a controllare”.
Come, anche, pare difficile per il signor Matarrese controllare le proprie parole. Nessuno gli può impedire di pensare che “lo spettacolo deve continuare”. Ma la decenza, il pudore, lo stile, l’opportunità, il tatto, il decoro, il rispetto, la pietà e tanti altri sentimenti e atteggiamenti (purtroppo sempre più demodè) avrebbero dovuto consigliarli, se proprio non ce la faceva a dissimulare i propri pensieri, di tenere la bocca chiusa ed evitarci perle come: “Il calcio non si deve mai chiudere. È la regola principale: questa è un’industria che paga i suoi prezzi. Si può pensare che un’industria chiuda i suoi impianti e poi li riapra chissà quando?”.
Se i signori presidenti delle società calcistiche di serie A e B, coloro che hanno eletto Antonio Matarrese all’incarico che occupa, non daranno un minimo segno di biasimo nei confronti del loro rappresentante, li dovremmo considerare i veri mandanti di questa sequela di aberrazioni!
8 febbraio 2007 alle 18:37
Dall’attenzione che i mass media riservano al calcio, si direbbe che sia cosa di vitale importanza. Quando si parla di calcio, o di provvedimenti che lo riguardano, sembra di maneggiare qualcosa di altamente prezioso, con la paura che possa incrinarsi un meccanismo vitale per noi italiani. La delinquenza e l’immoralità è abitatrice di questo sport come di tutte le cose che riguardano l’uomo, ma il calcio ha il potere di accenderci e creare tavole rotonde e, come dice Anselmo Grotti, i finanziamenti pubblici, i condoni fiscali, le proroghe appaiono magicamente e inspiegabilmente. E’ quest’ultimo aspetto che mi infastidisce e che trovo incomprensibile. In un paese dove non si trovano fondi per la ricerca, per l’istruzione e le iniziative culturali sono in mano ai soliti volontari che si rimboccano le maniche, dove passano senza critica programmi televisivi in grado di annientare il cervello dei giovani e chi più ne ha più ne metta…si cerca di salvare il calcio, dico “il calcio” che sicuramente sarebbe uno sport splendido, forse il più bello al mondo, ma che di “calcio” comunque si tratta. Allora basta, finiamola di accettare sempre tutto e comunque! Accetto la “Modesta proposta”, semplice e ragionevole, di quella ragionevolezza sempre meno comune di questi tempi.
8 marzo 2007 alle 23:12
una serie di ‘eventi’ del mondo ‘calcio’ e dei suoi satelliti (che tutto sommato erano purtroppo prevedibili, ad uno sguardo un po’ lungimirante..) fanno luce sulla ‘cupola’ che lo governa, spingono ad una necessaria riflessione di tipo etico che interpella chi si occupa oggi di educazione.
Nello sport professionistico i meccanismi economici entrano strutturalmente a condizionare le dinamiche interne alla pratica sportiva. In Italia questo fenomeno ha da tempo raggiunto livelli eticamente inaccettabili: il calcio, perdendo ogni riferimento ai valori sportivi, si è trasformato in puro business, esclusivamente finalizzato al massimo profitto economico.
Nei mesi scorsi è emersa l’esistenza di una vera e propria cupola che tendeva (e molte volte riusciva) a condizionare ogni aspetto dello sport nazionale (ma… quale burla le pene!).
Se l’accesso alla nazionale, se la compravendita di calciatori, se l’ascesa ai club più in vista, se la scelta e le decisioni dell’arbitro… sono manovrate da un burattinaio…
Che cosa rimane di credibile, di attendibile?
Perché impegnarsi duramente per ottenere il meglio di sé? A che pro faticare, prepararsi, allenarsi (nella vita… studiare, lavorare…)?
Il messaggio è chiaro. Il modello vincente, per altro efficace anche in altri, importanti, ambiti della vita sociale è quello della furbizia, delle astuzie, degli ‘amici giusti al posto giusto’, dello scambio di favori, delle clientele, dell’interesse privato…della truffa strutturale, elevata a norma…come in tutte le mafie, più o meno camuffate.
Con un danno ulteriore.
Una mentalità che, subdolamente (e, poi, a mano a mano, esplicitamente), penetra nella forma mentis dei bambini e dei ragazzi attraverso la loro attività e il loro spettacolo preferiti, il gioco, lo sport amato, praticato ad ogni angolo di strada…Che mira a formare/modificare schemi cognitivi, interpretazioni della vita e del mondo, che spinge a considerare ‘ovvio e normale’ ciò che è contrario alle leggi, alla giustizia, all’etica.
E’ una questione che ci interpella come educatori, poiché i mondi di riferimento, gli ambienti di vita, le fonti dei nostri modelli, prevalentemente filtrati dalla televisione – i nostri, di adulti e quelli dei nostri ragazzi – convergono, più o meno consapevolmente, nello strutturare i nostri quadri interpretativi della realtà in maniera sorprendentemente (o, coerentemente?) univoca. Il mondo è dei furbi, di chi, anche in maniera illegittima, detiene il potere. L’illegalità, non solo è tollerata, bensì è la norma, la via ordinaria della gestione del potere, del denaro, degli uomini e delle cose. L’etica è ridotta a favola per bambini o svuotata di ogni significato da chi, zelante cantore, la contraddice quotidianamente con i propri comportamenti.
Tocca agli adulti, a chi è disposto a impegnarsi in prima persona. A rischiare anche l’insignificanza e il fallimento, appropriarsi di competenze, strumenti di approfondimento, costruirsi un senso critico…essere testimoni credibili, controcorrente, forse anche ridicoli, ma infaticabili, di altri stili di vita….intravedere nuovi percorsi, strategie, metodi, didattiche che spezzino il circolo vizioso, che entrino nelle dinamiche di bambini e ragazzi. Per porre dubbi, per insinuare altri orizzonti possibili, per mostrare la bellezza attraente di valori e comportamenti positivi, per proporre modelli impegnativi, ma anche gratificanti e perseguibili…attraverso esperienze significative e dagli effetti duraturi. Tocca a genitori, insegnanti, allenatori, animatori non demordere, cooperare, farsi ‘compagnia’ , condividere esperienze … Tocca a questi educatori, molti dei quali, nel quotidiano, senza riflettori, si sforzano, già oggi, di far intravedere ai ragazzi l’altra faccia dello sport: impegno, disciplina, rigore, finalizzati a dare il meglio di sé; capacità di cooperare per perseguire obiettivi comuni; competizione regolata e leale, che mai considera l’avversario come nemico; capacità di accettare la sconfitta e di gioire per la vittoria senza umiliare il competitor…uno sport da praticare, come esperienza di un altro modo, possibile, di vivere.