Nuovi abbonamenti alla rivista Dialoghi a soli 9,00 euro!

Settimane sociali: cento anni, ma guardiamo al futuro

di Rosario Carello        

“E’ una storia ricchissima quella della presenza dei cattolici italiani al servizio del bene comune di tutto il Paese, ed è una storia che, tenendo conto dei cambiamenti avvenuti e in atto, vogliamo continuare oggi e domani”.

Mons. Arrigo Miglio è vescovo di Ivrea ma anche Presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, in programma dal 18 al 21 ottobre, a Pisa e Pistoia, per la centesima edizione.

Un appuntamento quindi, mons. Miglio, doppiamente importante che vivremo un anno dopo esatto il Convegno ecclesiale di Verona, “Testimoni di Gesù Risorto, Speranza del mondo”. Quale collegamento c’è tra questi due eventi?

Il collegamento nasce spontaneo. Essere portatori di speranza nel nostro Paese significa impegnarsi per far crescere la speranza ogni giorno, nella vita quotidiana, per tutta la società in cui siamo chiamati come cristiani ad essere testimoni di Cristo. Il Santo Padre Benedetto XVI ha chiamato direttamente i laici ad impegnarsi in prima
persona nell’animazione della politica, a servizio del bene comune. Il tema della prossima Settimana Sociale è proprio questo: “Il bene comune, un impegno che viene da lontano”. Una testimonianza, come ricordava il Card. Ruini a Verona, “che i laici devono compiere con autonoma iniziativa e responsabilità, e al contempo nella fedeltà all’insegnamento della Chiesa, specialmente per quanto riguarda le fondamentali tematiche etiche e antropologiche”.

Come può l’Azione Cattolica prepararsi a questo appuntamento?

L’Azione Cattolica è presente nel Comitato per le Settimane Sociali con il suo Assistente Generale Mons. Lambiasi, e questo assicura un collegamento diretto tra l’Associazione e la preparazione della prossima Settimana.

E le diocesi e le parrocchie cosa possono fare?

Credo sia soprattutto questo il livello dove l’Azione Cattolica può dare un grande aiuto affinché la prossima Settimana Sociale coinvolga un largo numero di persone, sia dell’ambito propriamente ecclesiale, sia persone di buona volontà impegnate direttamente in ambito sociale, economico, del mondo del lavoro… La Settimana Sociale non può essere solo un incontro di “addetti ai lavori” ma deve coinvolgere il più possibile la comunità ecclesiale e la società civile, perché si tratta di lavorare per il bene comune, che non è solo il bene di qualche gruppo ma dev’essere la ricerca del bene di tutta la comunità umana del Paese.

E lei in particolare, cosa si aspetta da questa edizione del centenario?

Sento molto la responsabilità per un appuntamento così importante. Mi attendo poi che, pur facendo memoria viva di un secolo di impegno dei cattolici italiani, lo sguardo sia soprattutto rivolto al futuro, valorizzando l’esperienza di cento anni di Settimane Sociali ma anche le nuove esperienze sorte negli ultimi anni: penso ai nuovi stimoli che ci vengono dal Progetto Culturale promosso dalla CEI, alla rinnovata vitalità dell’associazionismo cattolico e dei nuovi movimenti, con il loro bisogno di collegamento e di sinergia.

Leggi i precedenti articoli della rubrica: Intervista

Il Fatto del Giorno | L'editoriale | L'intervista | Dialogando | L'aria che tira | Sul Sentiero d'Isaia