Giustizia contributiva e patto di cittadinanza
Abbiamo spesso sentito parlare dell’Italia come un paese dalle pile scariche, in declino. Nel dibattito politico ed economico altrettanto frequentemente si ipotizzano possibili soluzioni: ci si interroga circa le possibili leve da manovrare per riscoprire e rilanciare le potenzialità della nostra penisola. Sorge l’impressione che non sia sufficiente investire in ricerca e sviluppo o ridurre la precarietà, che non basti soltanto la promozione del sistema produttivo nel Mezzogiorno o una riforma del sistema formativo italiano: tutte iniziative possibili e auspicabili, che però non possono essere pensate in modo autonomo l’una dall’altra, né piovere dall’alto. Le radici del nostro problema hanno un’origine profonda. Perché sia possibile la “conversione” del sistema Italia, oggi c’è bisogno di ri-conferire e ri-attribuire significato al bene comune, che si fonda su “quanto i cittadini dovrebbero l’uno all’altro” come ha evidenziato il professor Dario Edoardo Viganò, preside dell’Istituto Redemptor Hominis presso la Pontificia Università Laternanese, durante l’introduzione ai lavori della recente giornata di studio sulla Dottrina sociale della Chiesa, dedicata al tema: “Solidarietà e giustizia contributiva”.
Assistiamo ad una crisi di “bene comune” se non si promuove la reciprocità, senza ri-motivare una solidarietà dal basso, una solidarietà, che nasce dalla famiglia, dal buon vicinato, dal quartiere. Proprio qui scopriamo dei cortocircuiti che a volte, purtroppo, sfociano in tragedie: da Erba a Scampia, dal bullismo scolastico ad ospedali fatiscenti. C’è un malessere sociale da affrontare che frantuma il bene comune. L’iniziativa della Lateranense ha il merito di porre un tassello per ri-costruire il bene comune (tema della prossima settimana sociale) a partire dal legame tra solidarietà e giustizia contributiva, che si sostengono su due gambe: le istituzioni di un Paese e i suoi cittadini con le loro libere associazioni.
Una sintesi delle relazioni proposte può lasciar intravedere l’inizio di un percorso. Un primo elemento da evidenziare è l’opportunità di innescare un circolo virtuoso tra moralità pubblica e quella privata. “Se la scarsa moralità dell’amministrazione aumenta l’ostilità tra soggetti e gruppi sociali, minando i valori e le regole comportamentali di una cittadinanza attiva, invertendo la tendenza si stabilisce nella fiducia e lealtà una clausola del patto di cittadinanza radicandolo nel costume sociale” ha affermato il teologo Gianni Manzone. Il legame tra solidarietà e giustizia contributiva parte dal presupposto che “nessuno può riservare per se il superfluo, quando a qualcuno manca il necessario”, come si evince dalla Populorum Progressio (n. 23).
D’altro canto per indirizzare le politiche economiche verso il bene comune, suggerisce l’economista Giuseppe Mastromatteo, “gli interventi di un’amministrazione pubblica non si possono permettere di guardare soltanto ai bisogni impellenti, trascurando azioni dinamiche che possono creare condizioni di innovazione economica”. La fiducia e la lealtà tra cittadini e istituzioni, quindi, non possono essere fondate solo sulle buone intenzioni, vanno coniugate con l’efficienza di un sistema pubblico – ha insistito Mastromatteo, sottolineando l’importanza della tassazione per la redistribuzione della ricchezza in un’ottica di investimento per il futuro, in quanto “nel mondo ad economia globale un welfare tradizionale e assistenziale, che si basa su ammortizzatori sociali non riesce a venire incontro alle esigenze di tutti, mancando il suo obiettivo. Oggi prima di ridistribuire la ricchezza occorre creare le condizioni per l’innovazione economica”. Il relatore ha illustrato con i dati Ocse, che il sistema di tassazione non riduce le disuguaglianze, se non investe sui fattori fondamentali di crescita di un Paese: la formazione, la tecnologia, lo sviluppo del commercio internazionale e le infrastrutture. Si potrebbe dire che senza un habitat economico favorevole le disparità economiche, che si cerca di far uscire dalla porta con gli ammortizzatori sociali, rientrano dalla finestra di strutture fatiscenti.
Un terzo elemento emerso passa dalla ricerca di una governance efficace, altra via per coniugare solidarietà e giustizia contributiva. Come ha osservato il costituzionalista Luca Antonini tanto il costume dell’evasione fiscale, quanto i periodici condoni indicano una scarsa fiducia tra cittadini ed istituzioni. Il deficit democratico è recuperabile, sostiene il giurista, con iniziative per alleggerire lo Stato e responsabilizzare il cittadino come le donazioni ad enti no profit, defiscalizzate con la campagna “Più dai meno versi”, o come “il 5 per mille”, che ha coinvolto il 60% degli italiani. Sono due passi con i quali il cittadino diventa “governatore diretto dell’imposta decidendo chi è meritorio”, recuperando l’esercizio della sua sovranità. I due esempi mostrano in concreto il paradigma della sussidiarietà, che ci spiega come “sia più facile, che un bisogno lo riesca a risolvere il cittadino o l’ente più prossimo alla conoscenza del problema”, conclude il filosofo Flavio Felice. Se, aggiungiamo noi, è controbilanciato da una sussidiarietà verticale in grado di ampliare lo sguardo, che potrebbe rischiare di cadere nel corporativismo o nel familismo, piuttosto che nell’interesse del bene comune.