Fate sapere che qualcuno ha festeggiato il patrono del vicino
Allora, adesso. Proprio adesso, che nessuno ci fa più gli auguri, vogliamo fare i nostri auguri per il 2007 con le parole di una poetessa serba, morta nel 1993:
Proclamate anche il bene tante volte almeno
Quante i mali si fanno divulgare.
Forse si potrebbe calmare l’odio di veleno
Che una goccia d’amore almeno si possa salvare.
Fate sapere che qualcuno ha finalmente festeggiato
Anche il santo patrono del suo vicino
Desanka Maksimovich era nata nel 1898, primogenita di un insegnante. Laureata in filosofia, si sposò senza avere figli. Fu docente di lingua serba tra il 1923 e il 1953. scrisse delle poesie sugli orrori delle armate tedesche, pubblicate dopo la guerra. È morta a Belgrado, nel 1993. aveva 95 anni.
La poesia ci dice due cose importanti. La prima è quella che vediamo per prima: qualcuno non ha festeggiato solo il suo santo patrono. Ha festeggiato anche quello del suo vicino. Buonismo, relativismo, indifferentismo? No, nessun “ismo” è adeguato. Se proprio vogliamo cercare un termine potremmo pensare alla “convivialità delle differenze” di cui ha parlato in modo splendido un vescovo come don Tonino Bello. Non significa chiudere gli occhi davanti alle difficoltà, ai problemi. Ma affrontarli, senza utilizzarli come armi per ottenere vantaggi personali o di gruppo. La paura verso un “nemico” genera consenso, ma non risolve i problemi.
Ma c’è un secondo aspetto della poesia da mettere in rilievo: per paradosso proprio la profondità del primo potrebbe oscurarlo. Non solo occorre festeggiare anche il santo patrono del vicino, ma occorre farlo sapere.
Farlo sapere. Non è cosa da poco. Le nostre menti vivono di informazione, di idee, di comunicazione. Abbiamo bisogno di una ecologia della mente. I nostri paesaggi mentali sono spesso inquinati, colonizzati, riempiti di beni superflui e violentati da discariche maleodoranti. Allora proclamare il bene non è ostentazione o ipocrisia. I mali si fanno così ampiamente divulgare. I telegiornali dell’odio e le gazzette del morboso vendono se stessi e la pubblicità che veicolano.
Proclamate anche il bene tante volte almeno
Quante i mali si fanno divulgare.
E’ un augurio per il 2007: fuori dai giorni rituali. Ma per questo ancora più valido: per tutti noi e, permettetecelo, anche per queste pagine.
24 gennaio 2007 alle 11:47
E’ proprio così…la nostra è una società in cui proclamare il bene sembra far paura. O forse sembra solo inutile, controproducente. La logica economica sembra avvilupparci in una fitta trama da cui pare impossibile districarsi e proclamare il bene sembra quanto mai scomodo. Ma anche solo l’avvertimento, istintivo o profondo che sia, della necessità di aprirsi all’altro, di uscire da quest’opzione dividente, di risanare a piccoli passi l’humus della nostra società è qualcosa di davvero importante. Fosse anche solo a colpi di parole in rete.
28 gennaio 2007 alle 11:48
Ho fatto gli auguri a Meryam per la festa del Montone, che questo anno coincideva con il nostro capodanno.
Mi è sembrata felice dell’attenzione.
Poi mi ha telefonato verso il 5 gennaio, per dirmi che lei la mediazione linguistica con “quella marocchina ignorante, prepotente, gelosa, arrogante” non la faceva più, perchè l’eveva offesa profondamente.
Due donne, due mussulmane, due connazionali: una madre, con una bambina gravemente ammalata, con la necessità di capire le indicazioni del fisoterapista…sicuramente ignorante, consapevolmente ignorante (” mi trattate sempre da asino” ha detto una volta…) dolorosamente ignorante, mi viene da dire. L’altra molto acculturata, religiosa al punto di ri-mettersi il velo per marcare la differenza. Con una alta stima di sè, al punto da non far passare una “offesa” che stava tutta in un fraintendimento maturato all’interno di una relazione di potere, dove lei non poteva e non voleva mettersi one-down per meglio servire la sorella nella fede, la mamma disperata, la connazionale, la “semplicemente” donna che aveva davanti, l’utente del servizio che la pagava pr fare la mediatrice.
Festeggiamo il santo patrono del vicino, ma la convivialità delle differenze non riduciamola a slogan, e accettiamo la fatica del camminare insieme. Anche se Meryam non ha desistito dal suo proposito, oggi stiamo molto accanto a lei (oltre che alla mamma marocchina con un altro mediatore) perchè anche festeggiare il santo patrono del vicino potrebbe non esere sufficente, nè farlo sapere…