Azione Cattolica e bene comune
di Francesco Miano
Va sottolineata, in modo primario, la centralità della questione antropologica. Il tema di una rinnovata figura antropologica, posta sotto il segno della speranza, ha attraversato il Convegno di Verona, costituendo lo sfondo del qualificato lavoro delle aree e degli ambiti (vita affettiva, lavoro e festa, fragilità, tradizione e trasmissione, cittadinanza) nonché di autorevoli interventi (penso, per esempio, sia alla prolusione del Cardinale Tettamanzi, come all’intervento del Cardinale Ruini). La domanda sull’uomo oggi ha assunto, ormai, una carica sociale e politica sempre più forte e dirompente. Il bene comune è bene comune per l’uomo e per tutti gli uomini.Ciò si collega in modo evidente alla necessità di “allargare gli spazi della nostra razionalità” di cui diceva il Papa a Verona. In un qualche modo è lo sforzo di capovolgere la tendenza a dare il primato all’irrazionale; è il riaprire la nostra razionalità alle grandi questioni del “vero” e del “bene”. Questa ricerca culturale chiede al contempo quella capacità di discernimento, che è assunzione di responsabilità rispetto alla storia: la responsabilità per l’uomo e per la ragione come patrimonio dell’umano vanno insieme.
Proprio su queste basi, a partire dai materiali e dall’esperienza del Convegno di Verona, ci disponiamo, come Azione Cattolica, con i nostri cammini ordinari, con le associazioni diocesane e i movimenti, ma anche con gli strumenti di cui più recentemente si è dotato il livello nazionale (gli Istituti, la rivista “Dialoghi”, il sito dialoghi.net, la banca dati “Dedalo”, il Centro Ricerche e Documentazione, il Laboratorio nazionale della formazione …) verso la Settimana Sociale, sostenendo così la nuova fase del “progetto culturale” della Chiesa italiana e tenendo fede ad un nostro impegno di sempre: suscitare un’idea alta della politica, un’etica condivisa e un’autentica cultura del bene comune.
Ciò significa anche riproporre, in concreto, il problema della testimonianza dei laici credenti utilizzando come criterio un’indicazione molto importante del discorso del Papa a Verona, che può rappresentare una chiave di interpretazione di tante modalità possibili del nostro porci di fronte alla storia. Si tratta di quel “Si” che, in Gesù Cristo, Dio ha detto all’uomo, che rappresenta un criterio di relazione con la storia. Un “Si” anziché dei “no”. In certi casi anche dei “no”, ma fondamentalmente un atteggiamento costruttivo, un’apertura del cuore, un aiutare, attraverso esperienze, esempi, comportamenti effettivi e visibili, ogni uomo e ogni donna a mantenere desta la propria coscienza, a riscoprire lo sguardo della fede, a far nascere il bene.